“Pensavo di non riuscire”

Non lo avevo detto a nessuno.
Nemmeno a lui.
Che ero spaventata. Che tremavo, dentro, più per il giudizio su di me che per quello che sarebbe accaduto.

Avevo desiderato quell’incontro per settimane.
Lo avevo immaginato nei dettagli.
Ma quando è arrivato il momento… mi sono sentita piccola. Inadeguata.
Come se il mio corpo non fosse abbastanza. Come se il mio piacere non fosse concesso.

Francesco è entrato senza invadere.
Era presente, ma mai dominante.
Mi ha parlato poco, ma con la voce bassa, come si parla a chi ha bisogno di essere tenuta per mano senza farlo notare.

Mi sono lasciata accompagnare, con esitazione.
Le sue mani hanno cominciato a sfiorarmi con rispetto, come se avessero già sentito tutte le mie paure.
E in quel tocco lento, preciso, quasi invisibile… qualcosa si è sciolto.

Non c’è stato un momento esatto in cui mi sono arresa.
È stato un fluire.
Un aprirmi alla possibilità che il mio corpo potesse parlare, senza essere giudicato.
Che potesse desiderare, senza colpa.

Ho iniziato a sentire.
Prima la pelle. Poi il cuore. Poi… l’anima.

Il piacere non è arrivato come un’esplosione, ma come un’onda calda che cresceva da dentro.
Mi ha attraversata in silenzio, lasciandomi nuda, ma piena.
Non svuotata. Mai più svuotata.

Quando è finita, Francesco mi ha guardata.
Non con orgoglio, ma con dolcezza. Come si guarda chi ce l’ha fatta.
E io… ho capito che avevo vinto qualcosa.
Non lui.
Io.
Contro tutte le volte che avevo creduto di non meritare di sentirmi così.

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