Non ho più chiesto il perché

Testimonianza raccolta da una donna, 36 anni

Non avevo parlato con nessuno di quell’incontro.
Nemmeno con me stessa, fino ad ora.

Una sera, dopo una giornata che sembrava uguale a tutte le altre, ho scritto a Francesco.
Non sapevo esattamente cosa chiedere.
Solo… sentivo il bisogno che qualcuno mi toccasse. Ma non solo la pelle.
Qualcosa di più profondo. Più antico.

Lui non ha fatto domande inutili.
Mi ha risposto con poche parole.
Precise. Accoglienti.
Quella sera, sono rimasta sveglia più del solito, a immaginare. A chiedermi se avessi fatto bene.

Quando l’ho visto sulla soglia, con quegli occhi che non cercavano di leggermi, ma di rispettarmi, ho capito che avevo fatto l’unica cosa giusta.
Avevo già preparato tutto: una stanza tiepida, luci basse, la musica che mi rilassa quando voglio svuotarmi.
Eppure ero piena. Di attese. Di tensioni che non sapevo nemmeno di avere.

Francesco si muoveva con lentezza. Come chi sa che il tempo è parte del piacere.
Mi ha chiesto solo: “Posso?”
E quel “sì” mi è uscito dal ventre, prima ancora che dalle labbra.

Non ho ricordi precisi. Solo sensazioni.
Il modo in cui le sue mani passavano su di me, come se stesse scrivendo un linguaggio che il mio corpo conosceva, ma aveva dimenticato.
Ogni tocco era pieno, mai esitante.
Ogni pausa… ancora più intensa.

A un certo punto, ho sentito il mio corpo fremere.
Non di paura.
Di riconoscimento.

Qualcosa è esploso in silenzio.
Una scossa lunga, lenta, profonda.
Senza clamore. Senza parole.
Solo pelle, respiro, e la mia schiena che si inarcava da sola, come se danzasse.

Quando mi sono rivestita, non ci siamo detti molto.
Lui mi ha guardata. Come se sapesse.
E io… non ho più chiesto il perché.

Mi basta sentire, ancora oggi, quella carezza che mi attraversa, quando chiudo gli occhi.
È lì. Dentro.
E ogni volta che ne ho bisogno, torno lì. In quella stanza. In quel silenzio.
Dove ho smesso di fingere.
E ho cominciato a desiderare.

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